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La
chiamano la Leonessa di Puglia: stiamo
parlando di Altamura, città fiera e ribelle, bella e nobile per la sua storia e
cultura.
Siamo
a poco più di 40 km.
da Bari e a 19 km.
da Matera, quasi al confine della Puglia con la Basilicata.
Questa è Altamura, città di storia e dal passato illustre.
Il
nome ricorda la mitica regina Altea, e nel passato prese anche il nome di
Altilia, fiorente città dell'antica Peucezia. La presenza dell'uomo, ad
Altamura, è antichissima, come i resti dell'Uomo di Altamura, vissuto
all'incirca 400.000 anni fa nella grotta di Lamalunga, e i numerosi reperti
recuperati negli scavi archeologici del territorio.
Cinquecento
anni prima di Cristo, vennero elevate le poderose mura megalitiche, e da qui il
nome di alte o meglio alta-mura. Col passare dei secoli arrivano i Saraceni, e
poi i Franchi, ed infine, nel 1232,
l'imperatore di Svevia, Federico II.
La
città rinasce: l'imperatore, per devozione verso la Madonna, fece costruire
una grande Cattedrale, una delle quattro basiliche imperiali in Puglia.
Federico II dichiarò Altamura ed il suo territorio, città libera, dipendente
soltanto dal re.
Accorsero
allora molte genti, compresi greci, arabi ed ebrei, che andarono ad abitare i
quartieri dell'antico borgo medievale, alternato con stradicciole e claustri,
tipiche piazzette chiuse.
Se
ne contano oltre 80 e si sono create quasi spontaneamente, per il ritrovarsi
assieme di famiglie o gruppi etnici, tra cui anche greci, mori e giudei, come
il claustro della Giudecca, il claustro Cionno e così via. Claustro vuol dire
"luogo chiuso".
Ne
esistono di due tipi: quello a stile greco, con slargo tondeggiante con al
centro solitamente un pozzo, e quello a stile arabo, come una piccola strada,
stretta, con in fondo il pozzo per la raccolta delle acque piovane. Il claustro
garantiva il vivere in comunità della gente, ma anche la difesa perché, essendo
a vicolo cieco, poteva essere una trappola per gli assalitori, dove poter
tendere insidie: sassi, olio o acqua bollente.
Ogni
comunità aveva il suo spazio religioso. Ad esempio i greci-ortodossi fecero
costruire la chiesa di San Nicolò, chiamata appunto dei Greci, sul cui portale
vennero riprodotte, nel 1576, scene dell'Antico e del Nuovo Testamento, oggi in
gran parte ritoccate o sostituite, come il rosone centrale.
Sul
feudo di Altamura si alternano signorotti e baroni. Poi le sorti della città
vennero affidate agli Orsini del Balzo, principi di Taranto, che elevarono
chiese e conventi nel centro storico. Nel 1463, lo stemma comunale fu
sormontato dalla corona, per espressa concessione dell'imperatore Ferdinando I
d'Aragona.
Città
fiera e indipendente: Altamura. Nel 1531 gli stessi cittadini la riscattarono,
pagando ben 20.000 ducati, pur di farla tornare libera, con la sua autonomia
municipale. Altamura fu dote di matrimonio di Margherita d'Austria, figlia dell'imperatore
Carlo V d'Asburgo.
La
città, tra '500 e '700, cresce con chiese e palazzi. Presso Porta Matera vi è
la chiesa di San Francesco da Paola con l'annesso monastero di Santa Maria del
Soccorso, nel 1872 diventato asilo Principessa Margherita di Savoia. Su piazza
Zanardelli si affaccia l'elegante chiesa e convento di San Domenico, oggi sede
dell'Archivio, Biblioteca e Museo Civico. All'interno della chiesa, dipinti e
altari annunciano l'arte barocca: pregevole il pavimento, in maiolica, del
1750.
Poco
fuori la città vi è il santuario della Madonna del Buocammino, con festa e
processione.
Come da sotto ad un arco, appare la cinquecentesca chiesa di San Michele
Arcangelo, dedicata al Suffragio delle Anime del Purgatorio.
Tra
i palazzi, il più antico, è il cinquecentesco Palazzo De Angelis-Viti,
addirittura dimora degli Orsini Del Balzo. Più volte rimaneggiato, si eleva su
tre piani: sontuoso ed austero il portale, elegante il loggiato su cui si apre
Porta Bari.
Altri
palazzi, come Baldassarre, Martini, Cagnazzi, Filo, Sabini, Melodia,
testimoniano le nobili famiglie di Altamura. La cultura degli altamurani fu
premiata nel 1748 da Carlo III di Borbone che istituì, in città, l'Università
degli Studi, dove insegnarono professori di chiara fama.
Le
idee di libertà, uguaglianza e fraternità fiorirono in fretta: nel 1799 venne
piantato l'Albero della Libertà con i simboli della rivoluzione francese e
venne proclamata la repubblica. Il sogno di libertà durò pochi giorni perché
giunsero immediatamente le truppe della Santafede, guidate dal cardinale
Fabrizio Ruffo, in assedio della città. Altamura cercò di resistere con ogni
mezzo e con soli tre cannoni: ma fu tutto inutile. Il 10 maggio dello stesso
anno, l'esercito filoborbonico entrò in città, saccheggiandola.
Per
il coraggio dimostrato e la fierezza ribelle dei suoi cittadini, Altamura venne
soprannominata la Leonessa
di Puglia.
Palazzo
Viti ospitò dal 1808 al 1817, la
Corte d'Appello di Terra di Bari, Basilicata e Terra
d'Otranto, concessa da Gioacchino Murat per il tributo di fede e di sangue del
1799. Lo spirito rivoluzionario si fece sentire anche nel Risorgimento tanto da
fare di Altamura, la sede del Comitato Insurrezionale Barese e, dopo l'Unità
del 1860, fu la sede del primo Governo Provvisorio per la Puglia. Il resto della
storia è altrettanto gloriosa, dal Novecento fino ai nostri giorni.
Autore: Comune di Altamura
Fonte: http://www.comune.altamura.ba.it |